Riduzione del rischio cancerogeno da polveri di legno duro
Le polveri di legno duro, generate durante lavorazioni come taglio, levigatura e fresatura, sono classificate dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogene per l’uomo (Gruppo 1). L’esposizione prolungata a queste polveri è associata principalmente al carcinoma nasosinusale e ad altre patologie respiratorie. In una falegnameria, dove tali lavorazioni sono comuni, è fondamentale adottare misure di prevenzione per proteggere la salute dei lavoratori e ottemperare alle normative vigenti, come il Decreto Legislativo 81/2008 in Italia. Questa relazione illustra strategie pratiche ed efficaci per ridurre il rischio cancerogeno.
Valutazione del rischio
Il primo passo consiste nella valutazione del rischio specifica per la falegnameria. È necessario:
- Identificare le specie di legno duro utilizzate (es. quercia, faggio, mogano), poiché alcune hanno un potenziale cancerogeno più elevato.
- Misurare i livelli di concentrazione delle polveri nell’aria tramite campionamenti ambientali, confrontandoli con i limiti di esposizione occupazionale (ad esempio, 1 mg/m³ come valore limite raccomandato dall’ACGIH per le polveri di legno duro).
- Analizzare le attività che generano maggiori quantità di polvere (es. levigatura manuale o meccanica).
Controllo alla fonte
Ridurre la generazione di polveri alla fonte è la strategia più efficace:
- Sostituzione dei materiali: Quando possibile, preferire legni morbidi o materiali alternativi con minore potenziale cancerogeno, se compatibili con il prodotto finale.
- Modifica dei processi: Utilizzare tecniche di lavorazione a umido (es. nebulizzazione d’acqua) per abbattere la dispersione di polveri, oppure optare per tagli con utensili affilati che producono trucioli più grossi anziché polveri fini.
- Aspirazione localizzata: Installare sistemi di aspirazione ad alta efficienza (con filtri HEPA) direttamente sulle macchine utensili (seghe, levigatrici, fresatrici) per catturare le polveri al momento della loro formazione.
Ventilazione e pulizia dell’ambiente
- Ventilazione generale: Garantire un’adeguata ventilazione meccanica dell’ambiente di lavoro, con ricambio d’aria sufficiente a diluire le concentrazioni di polveri residue.
- Pulizia regolare: Evitare l’accumulo di polveri su superfici, macchinari e pavimenti utilizzando aspiratori industriali (no scope o aria compressa, che rialzano le particelle).
- Manutenzione dei sistemi: Controllare periodicamente l’efficienza dei filtri e dei sistemi di aspirazione per assicurare prestazioni ottimali.
Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)
Quando i controlli tecnici non eliminano completamente l’esposizione, i DPI diventano essenziali:
- Maschere respiratorie: Fornire maschere con filtro FFP3, specifiche per polveri fini, assicurandosi che siano ben adattate al viso dei lavoratori.
- Tute e guanti: Ridurre il contatto cutaneo con le polveri, soprattutto in caso di legni trattati con sostanze chimiche.
- Formazione: Istruire i lavoratori sull’uso corretto, la manutenzione e la sostituzione dei DPI.
Formazione e sensibilizzazione dei lavoratori
- Organizzare corsi periodici per informare i dipendenti sui rischi delle polveri di legno duro, i sintomi precoci di problemi respiratori e le buone pratiche di lavoro.
- Promuovere abitudini come il lavaggio delle mani e del viso dopo le lavorazioni per evitare l’ingestione accidentale di particelle.
Monitoraggio sanitario e normativo
- Sorveglianza sanitaria: Prevedere visite mediche periodiche per i lavoratori esposti, con particolare attenzione a esami delle vie respiratorie superiori (es. rinoscopia).
- Rispetto delle norme: Aggiornarsi sulle disposizioni del Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (D.lgs. 81/2008) e sulle linee guida dell’INAIL, mantenendo un registro delle esposizioni.